1) Provengono da diversi continenti (Asia, Africa, America meridionale), sono con o senza un permesso di lavoro e di residenza. Ci raccontano la loro vita al loro paese, le loro attese, le iniziative intraprese nel paese ospitante. Ci mostrano il loro quotidiano qui in Europa, da noi.

2) Documentazione nel paese di origine, il villaggio, la famiglia. Riuscire a mostrare ciò che ha veramente spinto questi uomini e donne a lasciare le loro terre (carestie, crisi economiche, politiche, guerre etniche,..) e avventurarsi in altre aree.

 3) E’ fondamentale rimanere in contatto con questi migranti (telefono, internet, Facebook…) e con le loro famiglie rimaste al paese di origine che saranno al corrente dei loro spostamenti. Seguire il percorso e l’evoluzione della loro vita qui in Europa: regolarizzazione/clandestinità, lavoro/disoccupazione, casa/centro d’accoglienza, integrazione/emarginazione-Nel caso fossero espulsi documentare il ritorno  nel loro paese. Mostrare ogni cambiamento  della loro posizione sociale ed economica nell’arco di 3-4anni.

 -Al termine di ogni fase delle riunioni tra le associazioni, i ricercatori e tutti quelli che operano o che semplicemente si interessano alla problematica dell’immigrazione e sviluppo. Occasioni che permetteranno di analizzare il materiale raccolto, discutere e confrontarsi, trovare nuove idee per la fase successiva.

 4) Dopo un periodo variabile di tempo (3/4 anni) si ritornerà nel loro paese nelle famiglie, nel loro villaggio per vedere se la diaspora ha contribuito a migliorare la loro condizione di vita. Il loro sacrificio è servito a qualcosa, o è stato inutile?